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  • L'urbanista è come un chirurgo, se quest'ultimo per sbaglio incide o taglia un organo che non doveva, potrà anche riparare l'errore ma l'organo rimarrà comunque lesionato. Se invece si sbaglia un edificio al limite si potrà anche demolirlo e rifarlo ex novo, ma buttare a terra una città per rifarla daccapo non so proprio se è possibile

    Luigi Piccinato, architetto

  • Il nostro è un Paese senza memoria e verità, e io per questo cerco di non dimenticare

    Leonardo Sciascia

  • è bello girare la collina insieme al cane: mentre si cammina, lui fiuta e riconosce per noi le radici, le tane, le forre, le vite nascoste, e moltiplica in noi il piacere delle scoperte

    Cesare Pavese, La casa in collina (Einaudi 1948)

  • Il Signore Dio piantó un giardino in Eden, a oriente e vi collocó l'uomo che aveva modellato. Il signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d'alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare. Il signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perchè lo lavorasse e lo custodisse

    Genesi

  • La conquista dell'energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro modo di pensare... La soluzione dei nostri problemi si trova nel cuore dell'uomo. Se solo lo avessi saputo, avrei fatto l'orologiaio

    Albert Einstein (1879- 1955)

  • Il design non è realizzare bellezza: la bellezza emerge da selezione, affinità, integrazione, amore

    Louis Kahn

  • Io sono molto amico delle acque: esse fanno bene al mio spirito

    Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 - Roma, 1680)

  • Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato quando l'ultimo albero sarà abbattuto quando l'ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia

    Profezia Creek

  • Ogni libro e' un giardino. Beato colui che lo sa piantare e fortunato colui che taglia le sue rose per darle in pasto alla sua anima!...

    Federico Garcia Lorca

  • La natura non si fa mai sorprendere in vestaglia

    Ralph Waldo Emerson (1803-1882), poeta, filosofo e saggista americano

Forum di transizione industriale

AREA:  Supporti gestionali e organizzativi



 


 


 


 

Per un futuro migliore: non da prevedere, ma "da fare"
Il Forum di transizione industriale è uno strumento di ascolto, di indirizzo e di supporto ai sistemi economici locali, dove le parole d'ordine devono diventare:
  • credere nelle proprie idee;
  • assumere i rischi necessari;
  • sviluppare gli investimenti che servono;
  • procedere ciascuno nel proprio campo (imprese, famiglie, territori);
  • creare le ragioni sociali e politiche per costruire insieme un futuro possibile;
  • costruire il futuro mettendo in gioco la propria identità e le proprie differenze rispetto agli altri. Molti paesi lo stanno facendo e noi siamo in ritardo.
  • Nessuno investimento tecnologico (la soluzione viene interamente gestita in outsourcing e il personale non deve avere particolari conoscenze tecniche);
  • Statistiche di accesso, fondamentali per valutare l'efficacia dei singoli servizi attivati e per migliorare costantemente il sito.
Oltre la perenne crisi italiana
Attraverso il Forum di transizione industriale è possibile andare oltre la sfida tra "declinisti" e "continuisti", sapendo che:
  • il modello italiano è originale, diverso dagli altri, per la presenza dell'imprenditorialità diffusa e per l'organizzazione in distretti e filiere;
  • questa differenza non ne fa un capitalismo malato, destinato solo a soffrire;
  • ma ha una sua forza: finora ha dato buoni risultati tranne una battuta d'arresto negli ultimi tempi;
  • una discontinuità è però necessaria: un ciclo di sviluppo è finito, bisogna ricrearne di nuovi, ma sfruttando ciò abbiamo già fatto senza ripartire ogni volta da zero.
Le due sfide da raccogliere in chiave di identità
  • La globalizzazione dei mercati ha creato un'ECONOMIA DELLE DIFFERENZE in cui la concorrenza si fa partendo da basi di costo differenziate (costo del lavoro, ecc.) che devono essere compensate da differenziali cognitivi di pari importanza;
  • La smaterializzazione del valore ha creato un'ECONOMIA DELLA CONOSCENZA dove si vendono idee, creatività e servizi, e non (solo) prodotti materiali.
Per vincere queste sfide, l'economia italiana deve realizzare un doppio riposizionamento
  • Valorizzare la sua differenza distintiva cambiandole senso. Attraverso: la valorizzazione dei sistemi locali come risorsa competitiva unica, difficilmente imitabile, nelle reti globali; arricchire i prodotti materiali investendo sulla qualità, sui significati e sui servizi che il cliente apprezza ed è disposto a pagare;
  • Costruzione di un'economia della conoscenza adeguata da un paese ad alto costo del lavoro, che compete sulla base di conoscenze auto-prodotte (originali ed esclusive) frutto di investimenti ed innovazioni che segnano una discontinuità rispetto a quanto accaduto nel ciclo di crescita del recente passato.

 




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